Lo so, non è giusto fare differenze, perché porti ognuno di loro nel cuore, sempre…
ma alcuni di loro riescono prepotentemente a scavare, scavare, scavare… e arrivare giù, nel profondo…
attraversano tutto il cuore fino ad arrivare nel cuore del cuore.
Non so come, ma succede…
Lei era uno di loro, uno di quelli prepotentemente avvinghiati al cuore del mio cuore.
Era con noi da quando la trovammo dissanguata in canile,
le avevano sparato a bruciapelo spappolandole una zampa.
Dopo tre anni insieme ci siamo trovati di fronte a una scelta obbligata…
ci teniamo un linfosarcoma e rischiamo di morire soffocati da quella massa
o ci facciamo un bel ciclo di chemioterapia che ci sgonfia la massa e forse ci fa vivere ancora un po’?
Era un trabocchetto, una di quelle domande a cui comunque rispondi sbagli…
La scelta non era tra vivere o morire.
La scelta era tra morire e morire.
La differenza stava solo nel modo.
La scelta era tra tumore e tumore: uno naturale, uno artificiale.
Non c’era scampo, ma forse c’era una via di mezzo… forse…
A volte bisogna saper ascoltare il cuore e non la scienza. Fuori da ogni logica, forse…
Io lo so che la via di mezzo c’era, come c’è stata altre volte.
Non so perché non l’ho scelta, stavolta.
So che avrei dovuto dire basta, il “mostro” non si vedeva più, era andato via
e mi doveva bastare senza pensare al futuro, godendo solo del presente…
Lei, che in un “oggi” qualunque, saltellava, correva
e si spalmava a terra addormentandosi a pancia in su, ancora, come prima, ignara.
A lei era bastato tornare ad essere di nuovo quella di sempre, doveva bastare anche a me.
Ma non ho detto basta.
Ho lasciato continuare la scienza dei manuali e dei protocolli senza ascoltare il cuore… il cuore del mio cuore.
Quando ho capito era già troppo tardi… lei mi guardava fissa e mi chiedeva perché…
lei non voleva lasciarmi, e io non volevo che mi lasciasse.
Ecco perché lei avrebbe detto basta molto prima, ecco perché io non l’ho detto in tempo…
non le ho saputo spiegare perché non era il “suo” cancro che la stava uccidendo,
ma quello che “scientificamente” doveva combatterlo…
È vero, ha aspettato che mi addormentassi accanto a lei per non farmi soffrire…
e quando mi sono svegliata nel cuore della notte lei ormai era andata via.
Forse mi ha salutata, non l'ho sentita, non me ne sono accorta...
Si accavallano confuse immagini e ricordi delle sue corse da saetta, i suoi dietrofront repentini se la chiamavi,
i suoi salti nell'auto passando dal finestrino e le sue arrampicate, il secchio dell'immondizia sempre rovesciato,
i mucchi di stracci che cercava spasmodicamente per potercisi avvolgere e dormire,
il suo alito assurdo che mi svegliava la mattina, le sue orecchie da whippet,
i bisogni fatti regolarmente in ordine sparso in cucina esattamente un minuto prima di uscire,
la sua pancia perennemente all'insù, il suo eterno sorriso birbantello...
Lei era il cane più impenitente, puzzolente, sporcaccione, sorprendente, buffo e solare che abbia mai conosciuto…
Chiedo perdono a chi l’ha amata insieme a me e come me per questo mio grido di dolore personale ed egoista,
e spero mi perdoneranno anche tutti gli altri, tanti, che porto nel cuore…
ma lei era nel cuore del mio cuore,
lei era
Betty

21 gennaio 2005 - 30 giugno 2008






